Era il 17 marzo del 2003 e questo era l'ultimatum del Presidente americano all'Iraq. La storia ci racconta che non ebbe effetto e così, con un discorso pronunciato nella notte tra il 19 e il 20 marzo, George Bush annunciò agli Stati Uniti e al mondo l'avvio dell'Operation Iraqi Freedom per liberare ed esportare la democrazia in Iraq. Senza mandato ONU, accusando Il dittatore iracheno di possedere armi di distruzione di massa, di cui poi però non sarebbe stata trovata alcuna traccia, sfidando oceaniche manifestazioni popolari. Da quella notte bombardamenti continui, una campagna violenta che permise in poche settimane agli Stati Uniti di azzerare le difese irachene, mettendo in fuga Saddam e i suoi da Baghdad. Il 9 Aprile le forze americane entrarono nella capitale irachena, permettendo così a Bush, si sussurrava a Washington, di completare il lavoro lasciato a metà dal padre nel '91. La statua di Saddam trascinata giù dal suo piedistallo, è il simbolo di quella giornata, fino all'annuncio del 1° maggio dal ponte della portaerei Lincoln: Non è così. L'affrettato annuncio di vittoria si trasforma in un insurrezione e guerra civile tra il governo filo-occidentale, i lealisti di Saddam, i jihadisti di Al Qaeda. Una situazione che peggiora quando, a fine anno, il 13 dicembre, Saddam viene trovato nascosto in una buca, scavata in una fattoria della sua Tikrit. La foto del Rais catturato, sporco, disorientato, con i capelli e la barba lunghi fanno il giro del mondo. Catturato, la sua detenzione si conclude nel 2006 con la condanna a morte e l'impiccagione, il 30 dicembre. Finisce così l'anno, ma la guerra continuerà ancora a lungo, con immagini che rimangono negli occhi, nel cuore e nella coscienza dell'Occidente. I morti, le fughe, l'avvicendarsi del potere, la debolezza umana, gli orrori del carcere di Abu Ghraib, la violenza, le stragi di civili come a Falluja, i mai più ripetuti, la corruzione, l'avvento dell'Isis, la scarpa di Al Zaidi, il giornalista iracheno che il 14 dicembre accolse così George Bush durante la sua ultima conferenza stampa in Iraq da Presidente degli Stati Uniti, e i tentativi di ripartire della gente, senza più nulla.























