Guerra in Libia, parlamento turco approva l'invio di truppe

02 gen 2020

Il via libera turco all’invio di truppe in Libia arriva con l’abbondante maggioranza di ‘sì’ alla mozione presentata in Parlamento nella sezione straordinaria dall'Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo del presidente Erdogan. La mozione incassa l'appoggio dei nazionalisti dell'Mhp e dei parlamentari del Sp. “Il voto autorizza al dispiegamento di militari turchi in Libia per un anno, missione vitale però Ankara, per salvaguardare i suoi interessi in Libia e nel Mediterraneo orientale”. Ripetono i fedelissimi di Erdogan, un errore per i partiti d'opposizione, contrari all'invio di truppe dopo la guerra in Siria, in un altro conflitto a oltre 2000 chilometri dalle frontiere turche. Più favorevoli a una soluzione diplomatica della crisi del Paese. L'intervento militare dell'ex Regno di Gheddafi, è parte di una strategia ben strutturata dal presidente Erdogan. Il voto anticipato di una settimana mostra l'urgenza del sultano di scendere in campo. L'occasione viene dall'ennesimo raid aereo nei sobborghi di Tripoli con diverse vittime civili, che certifica l'avanzata delle forze del generale Haftar verso la capitale, sostenuta da micidiali droni cinesi, messi a disposizione da: Russia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, gli alleati internazionali del generale della Cirenaica. Ma gli effetti pratici sono anticipare qualsiasi iniziativa europea, come quella messa in campo dall'Italia di una missione di Bruxelles a guida dall'alto rappresentante per la politica estera Borrell, per trattare con le parti. In origine pianificata per il 7, volta al rilancio della conferenza di pace di Berlino. Ankara, dunque, rinforza le armi del Governo da accordo nazionale, guidata dal Serraj, che dallo scorso aprile è sotto attacco delle forze della Cirenaica. Il progetto di Erdogan e sul rilancio della grande idea di un protettorato ottomano in Tripolitania che possa così estendersi fino alla regione del Fezzan, lo scrigno in cui è custodito l'oro nero libico.

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