Se Mosca spara, Washington risponde. Al test missilistico russo, gli Stati Uniti replicano con ulteriori sanzioni economiche, colpite una banca e una società che emette criptovalute, mentre nella capitale americana va in scena l'ultimo schiaffo diplomatico al Cremlino. Al G20 economico-finanziario, il primo dall'invasione dell'Ucraina, Anton Siluanov, Ministro delle Finanze di Putin, non può venire perché è nella lista dei funzionari cui è interdetto l'ingresso negli Stati Uniti. Si collega in videoconferenza, ma appena appare sugli schermi, si alzano e se ne vanno nell'ordine: il Segretario al Tesoro Yellen e il Presidente della Fed Powell, la Governatrice della BCE Lagarde e il Commissario Europeo all'Economia Gentiloni, il Governatore della Banca d'Inghilterra e la Vicepremier canadese. Mentre il russo chiede di non politicizzare i lavori, che però dibattono proprio delle conseguenze sull'economia globale della guerra iniziata dal suo Paese, alcuni spengono i monitor, altri restano. Francia e Germania tentennano: lasciano la sala i banchieri centrali, restano i ministri. Così come restano i rappresentanti di Giappone, Spagna e Italia. il ruolo istituzionale del nostro Paese, che ha appena ceduto la presidenza del G20, è delicato, così come quello dell'Indonesia, presidente di turno e dell'India che presiederà l'anno prossimo. Quindi il Ministro dell'Economia Franco e il Governatore Visco, partecipano ai lavori, ma condannano l'aggressione russa e chiedono e ottengono la presenza del collega ucraino. Per sostenere l'economia di Kiev, dice quest'ultimo, sono necessari 5 miliardi di dollari al mese. Con la Russia non può esserci "business as usual", aveva sottolineato poco prima la signora Yellen, ma il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale, Georgieva, è più cauta: la cooperazione deve continuare e continuerà. Spiega che viviamo una crisi dentro una crisi: la pandemia ha spinto l'inflazione, ulteriormente aggravata dal conflitto che coinvolge i due primari produttori di energia e cibo, con conseguenze pesantissime soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. Per contrastarle, l'FMI, che all'Ucraina ha già destinato 1,4 miliardi in emergenza, ne mette sul piatto altri 700, oltre ai 300 già stanziati. Nei prossimi 15 mesi la Banca Mondiale ne promette invece 170. E conclude con uno sprazzo di speranza citando la poetessa afroamericana Maya Angelou: prima o poi ogni tempesta finisce la sua pioggia.























