Tutto è pronto: come il ticchettio implacabile di un cronometro, le prove proseguono incessanti in attesa del 9 maggio, giorno in cui le forze armate russe dovranno sfilare per le vie di Mosca per celebrare la vittoria sui nazisti con una muscolare prova di forza. Quel giorno che è stato indicato dagli analisti come la data in cui Putin darà indicazioni sull’invasione in Ucraina. Per ora, però, le notizie che giungono dal campo non permettono, al di là dei prevedibili proclami propagandistici, l’annuncio di una vittoria, anche simbolica. Per questo il ticchettio è ancora più implacabile a Mariupol, la città portuale ormai quasi completamente sotto il controllo russo. Ma dove l’acciaieria Azovstal, in cui sono asserragliati circa 200 militari ucraini tra marine e il battaglione Azov sono ormai allo stremo, ma non si arrendono. La caduta della Azovstal sarebbe sì un trofeo per dichiarare la vittoria, ma all’interno della sterminata acciaieria ancora si combatte ferocemente. Anche se si tratta solo di tempo, pochissimo, perché i russi riescano a conquisatarla. Grazie forse anche al tradimento di un operaio che avrebbe fornito la mappa degli sterminati cunicoli in cui si nascondo i combattenti. Non ci sono però solo militari al suo interno: anche un numero imprecisato di civili che solo negli ultimi giorni e capricciosamente, i russi stanno facendo evacuare. Anche il presidente Zelensky, nel suo ultimo messaggio, ha fatto sapere di stare lavorando a “opzioni diplomatiche per salvare i nostri militari che rimangono nell'Azovastal". Aggiungendo che "Stati influenti" sono coinvolti in queste opzioni. La paura di un Armageddon da parte dei russi, inferociti dalle battute d’arresto sul campo, però echeggia anche nelle sue parole. "Chiedo a tutti i nostri cittadini di non ignorare le sirene antiaeree. Per favore, si tratta della vostra vita, della vita dei vostri figli". Perchè le affermazioni degli ucraini stanno esasperando gli alti comandi. A Kharkiv, al centro di uno scontro violentissimo, le truppe ucraine stanno conducendo una controffensiva che ha rallentato, se non bloccato, l’aggressione dell’Armata. E l’ennesimo successo sul Mar Nero, nei pressi dell’isola dei Serpenti, con il siluramento dell’ammiraglia Makharov, è uno smacco durissimo per gli alti comandi del Cremlino. Forse è per questo che sulla Piazza Rossa, insieme alle truppe, ha compiuto un volo anche il temuto II-80, l’aereo chiamato il "giorno del giudizio", che trasporterebbe gli alti ranghi del comando russo in caso di guerra nucleare.























