Criminale di guerra. La Corte Penale Internazionale dell'Aja ha emesso un mandato di arresto per crimini di guerra contro il Presidente russo Vladimir Putin perché sarebbe responsabile del trasferimento e della deportazione illegale dei bambini dalle zone occupate dell'Ucraina, alla Russia. Assieme a quello per Putin, un altro mandato di arresto è stato spiccato per la Commissaria per i diritti dei bambini presso il Cremlino Maria Lvova-Belova. Secondo le accuse ucraine sarebbero almeno 16mila i minori ucraini sottratti dai russi alle proprie famiglie: di questi ne sarebbero tornati poco più di 100. Se da un lato l'Ucraina plaude alla decisione del Tribunale dell'Aja, definendola una decisione storica e solo il primo passo per fare giustizia, la Russia fa sapere che le decisioni della Corte Penale Internazionale non hanno alcun significato per il nostro Paese, nemmeno dal punto di vista legale, perché la Russia non fa parte della Corte, come non ne fanno parte Stati Uniti e Cina. Il mandato di arresto per Putin è un dato politico molto importante, anche se un suo arresto sembra quasi impossibile. L'accusa però fa del leader russo una sorta di parie internazionale. Prima di lui infatti, la Corte Penale Internazionale aveva emesso un solo mandato di arresto per un presidente in carica: fu il caso del Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, per i crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur. Il mandato di arresto internazionale per Putin arriva a poche ore dall'annuncio della visita a Mosca del Presidente cinese Xi Jinping, che incontrerà il leader russo per una "2 giorni di colloqui" la settimana prossima. Una visita presentata all'insegna dell'amicizia, della cooperazione e della pace, che serve a ribadire con forza la vicinanza tra Russia e Cina. Una visita guardata con sospetto dagli Stati Uniti, che temono quegli sforzi per la Pace di Pechino, vadano in un'unica direzione. Per gli USA il "cessate il fuoco" previsto dal piano di pace cinese, accolto tiepidamente in Occidente, favorirebbe Mosca e sarebbe solo la ratificazione delle conquiste russe. Un'ipotesi che a Kiev non prendono neanche in considerazione.























