Una visita a Mosca, prima di tutto, la prossima settimana. Poi un probabile colloquio con il presidente ucraino. E se la prima notizia non desta clamori, il colloquio tra Xi Jinping e Volodymyr Zelensky è invece un passo inedito, che potrebbe segnare una svolta nel conflitto. Perché è dalla invasione russa che tra Xi e l'omologo di Kiev si sono interrotti i canali di comunicazione. In effetti solo la Cina può pensare di intervenire in modo significativo nella crisi, partendo da una posizione di potere che pesa su entrambi i fronti. Così se la possibile visita del Papa a Mosca è stata per ora archiviata con uno sbrigativo, attendiamo la richiesta del Vaticano, corollario dell'annuncio del faccia a faccia con Putin, il Ministro della Difesa russo ha chiosato, le relazioni tra Russia e Cina sono le fondamenta della stabilità mondiale. L'amicizia tra Pechino e Mosca, quindi, è un elemento chiave perché le posizioni russe possano ammorbidirsi. Non c'è solo questo, però. Xi è stato rieletto per la terza volta Presidente, un passaggio storico, perciò il leader cinese intende rafforzare il peso della sua diplomazia in un contesto mondiale e non solo regionale. Ne è la prova la mediazione condotta con successo per normalizzare le relazioni tra Arabia Saudita e Iran. Acerrimi nemici che hanno riallacciato le relazioni diplomatiche interrotte dal 2016. Relazioni che non hanno mai brillato per cordialità. Al di là della reale consistenza di questi rapporti, che restano tesi, per la Cina è un successo che le ha permesso di accreditarsi in un'area, il Medio Oriente, di cui finora erano gli Stati Uniti gli unici arbitri. Del resto, lo stesso Xi lo aveva annunciato nel suo discorso al termine delle assise che lo hanno eletto, dopo un secolo di lotte abbiamo spazzato via l'umiliazione e il popolo cinese è diventato padrone del proprio destino.























