Guerra Siria, morte 43 persone in un raid russo a Idlib

23 lug 2019

Nel silenzio provocato dall'abitudine nelle ultime ore, 43 persone sono state uccise in un raid aereo sul mercato della città di Maarrat An Numan, nella zona di Idlib. Lo ha detto l'Osservatorio Siriano per i diritti umani, che lo definisce l'attacco più violento del periodo dopo la tregua russo turca in vigore da settembre 2018. I bombardamenti per l'osservatorio sono stati condotti dall'aviazione russa nell'area di de-escalation, area in cui sono vietati attacchi. Da parte sua, Mosca nega ogni responsabilità. Per le Nazioni Unite però, nei primi 80 giorni di bombardamenti, oltre 350 i civili uccisi e 330.000 persone sfollate. Tre raid delle forze siriane e quelle russe sulla zona. Palcoscenico di un periodo di forti scontri, Idlib è considerata, dal regime Siriano, l'ultima roccaforte dei ribelli nella Siria nord occidentale. A morire sotto gli attacchi, domenica Scorsa, anche Anas Al-Diab fotografo ventitreenne volontario dei caschi bianchi. Anas, originario proprio nella zona di Idlib, era stato ferito in diverse occasioni, ed era uno dei tre testimoni dell'attacco chimico del 2017 nella stessa città. Il giovane, fotografava ogni giorno con il suo obiettivo la tragedia della guerra, raccontando storie di città distrutte, ma anche di vita quotidiana tra le macerie. Quella vita che i cittadini definiscono oramai insostenibile. Ultima delle numerose tragedie in oltre otto anni di guerra, quella di Idlib è solo una delle storie di morti quotidiane sotto le bombe. Una tragedia che ha portato il Papa a prendere una nuova iniziativa, chiedendo al Presidente siriano, Bashar Al-Assad, di attuare un processo di riconciliazione. In una lettera spedita a Damasco, il Santo Padre auspica la fine di quella che definisce una vera e propria catastrofe umanitaria.

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