Hong Kong 400 arresti ai cortei anti Pechino

01 gen 2020

Il conto alla rovescia della mezzanotte a Hong Kong, quest'anno senza i tradizionali fuochi d'artificio per ragioni di sicurezza, ha dato il via a un nuovo anno, rilanciando le richieste di maggiore autonomia da Pechino, partita a giugno, prima tra gli studenti ora sempre più condivise. Oltre un milione i residenti nella Regione amministrativa con Statuto speciale della Repubblica popolare cinese, secondo gli organizzatori, che hanno marciato per le strade di Hong Kong, in un’ideale catena umana per ribadire la via della democrazia, dell'autonomia da Pechino. Una grande manifestazione, autorizzata dalle autorità amministrative, che per lo più si è svolta pacificamente, ma che nella zona di Causeway Bay, il distretto commerciale del lusso, è degenerata in scontri. Con la polizia che ha sparato gas lacrimogeni e cannoni d’acqua contro i manifestanti, dopo atti di vandalismo e assalti agli edifici del stretto. Nuovi fermi e arresti che si sommano agli oltre 6500 detenuti a causa delle proteste in corso dallo scorso giugno. Le principali richieste del Movimento, il più determinato di sempre nella Cina moderna, libere elezioni in città, un'inchiesta indipendente sulla gestione della polizia e l'amnistia per le persone arrestate. Istanze di un dossier certamente tra i più spinosi e che Pechino dovrà affrontare anche nel 2020.

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