Hong Kong: non si fermano le proteste

02 lug 2019

Quelle che ho visto sono scene inaccettabili per la nostra città. I responsabili verranno identificati e duramente puniti, ma non intendo né dimettermi né interrompere il dialogo con tutti gli strati della popolazione, manifestanti compresi. Non cadremo nella provocazione dei violenti. Così Carrie Lam, governatrice di Hong Kong, durante la conferenza stampa tenuta alle 4 di mattina, ora locale, assieme ai responsabili della polizia. Alcuni dirigenti del movimento, che hanno a loro volta condannato gli eccessi di questa notte con un gruppo di manifestanti che ha prima forzato le entrate, poi occupato il Parlamento per 5 ore, imbrattando l'aula e sostituendo la bandiera inglese a quella cinese, prima di essere sgomberati dalla polizia che ha usato i gas lacrimogeni, sostengono che siano invece proprio le autorità ad aver permesso che la situazione precipitasse. La polizia era ovunque, tranne che davanti al Parlamento, ha dichiarato Joshua Wong, uno dei giovani leader della Rivoluzione degli Ombrelli, che non ha peraltro partecipato all'assalto al Parlamento. Non era difficile presidiarlo e invece sembra che volessero provocare proprio una situazione del genere, per poi giustificare una violenta repressione. Stamane la situazione a Hong Kong sembra tranquilla anche perché il Governo ha ordinato la chiusura di tutti gli edifici pubblici, compreso il Parlamento. Le strade del centro per ora sono libere ma c'è molta tensione nell'aria per quanto potrà succedere nelle prossime ore. Il movimento, che non ha una leadership chiaramente costituita, chiede le dimissioni della governatrice e annuncia che non si fermerà fino a quando non le avrà ottenute. Nessuna reazione ufficiale, per ora, da Pechino, ma si sa che nella notte alcuni emissari del Governo locale di Hong Kong si sono recati a Shenzhen, la prima città al di là della frontiera, per incontrarsi con le autorità di Pechino.

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