Hong Kong, sempre più violenza tra polizia e studenti

29 ott 2019

Hong Kong, la protesta continua. È dallo scorso giugno che l'isola un tempo felice e spensierata di Hong Kong, storico centro e crocevia commerciale finanziario dell'Asia e del mondo intero è diventata una città in preda al caos. Un vero e proprio campo di battaglia, con scontri sempre più violenti con la polizia, centinaia di arresti. e l'incubo di un possibile intervento militare. Nata per protestare contro una inopportuna proposta di legge del governo locale che avrebbe consentito l'estradizione anche in Cina dei cittadini di Hong Kong, la protesta popolare divenuta nel frattempo sempre più violenta, non si è fermata neanche dopo la promessa prima e poi la revoca formale della proposta. Viceversa, il cosiddetto movimento che non haleader riconosciuti, ma sta mostrando una grande efficacissima capacità organizzativa, grazie alla sofisticata utilizzazione dei social, ha annunciato una mobilitazione generale ad oltranza fino al conseguimento di cinque irrinunciabili, quanto difficilmente raggiungibili condizioni, che sono, oltre alla già ottenuta revoca della proposta di legge sull'estradizione, l'istituzione di una commissione d'inchiesta indipendente sugli abusi della polizia, la derubricazione del reato di rivolta, che prevede per gli arrestati fino a 10 anni di reclusione, la liberazione immediata, senza cauzione di tutti gli arrestati, oltre un migliaio, la metà dei quali minorenne, e l'ultima la più importante: il suffragio libero e universale per le prossime elezioni. Agnes Chow è una delle giovanissime leader di questo movimento senza leader. Ha 22 anni ed è in piazza si fa per dire, sin dal 2014 quando aveva appena 16 anni assieme, appunto, a Joshua Wong fu uno dei volti della cosiddetta rivoluzione degli ombrelli. Perché il movimento è diventato violento? In questi giorni abbiamo visto scene di violenza gratuita, assalti alle persone, atti di vandalismo che non fanno certo bene alla vostra immagine. Noi siamo un movimento non violento, per mesi abbiamo portato in piazza milioni di persone senza ottenere alcun risultato. Poi le cose sono cambiate. Il governo, anziché riconoscere gli errori mostrare disponibilità, ci ha chiuso la porta in faccia e ha scatenato la polizia che ha cominciato a picchiare provocare arrestare e torturare. Non era mai successo a Hong Kong e la gente ha deciso di ribellarsi. Io non ho partecipato né ho intenzione di partecipare ad azioni violente, ma non me la sento di condannare chi lo fa. Non è violenza gratuita, ingiustificata. È legittima difesa. L'atteggiamento della polizia che Agnes Chow definisce ormai fuori controllo, è in effetti un problema percepito un po' da tutti. Un fenomeno al quale Hong Kong non era abituata e che unisce nella condanna pressoché l'intera popolazione. Qui la polizia, da sempre modello di affidabilità, preparazione fedeltà ai principi democratici e dello stato di diritto, era sempre stata percepita come un'istituzione a tutela e difesa del cittadino, non un'autorità di cui timore e terrore. Ne sa qualcosa Fred, come ha chiesto di farsi chiamare. Un poliziotto che si è dimesso per paura di trovarsi di fronte al filgio, studente e attivista, già arrestato e poi rilasciato proprio grazie alla cauzione pagata dal padre. Che sta succedendo alla polizia di Hong Kong, perché è diventata così violenta? La situazione è diventata molto complicata. Questi ragazzi, che poi non sono solo ragazzi a manifestare ci sono persone di ogni età, anche anziani, sono sempre più violenti. È ovvio che il governo cerchi di ristabilire l'ordine pubblico. Allo stesso tempo dovrebbe andare incontro ai manifestanti, riaprire il dialogo. La polizia non può sostituirsi alla politica. Il rischio di precipitare in una spirale di violenza è molto alto e sta già succedendo, perché noi dobbiamo eseguire gli ordini. E se ci ordinano di caricare, di usare i gas, gli spray al peperoncino dobbiamo farlo. Anche sparare? Guardi, io penso che non ci sia un poliziotto in tutta Hong Kong, che mirerebbe alla persona per uccidere. Anche se ricevesse l'ordine di sparare, mirerebbe altrove, a meno che non sia in pericolo di vita. Nessuno lo farebbe. Io, comunque, per evitare questo rischio, mi sono dimesso. Ho un figlio in piazza, che è già stato arrestato. Non avrei mai voluto trovarmelo davanti. Capito? Abbi cura di te. Mi dica un'ultima cosa, se fosse riarrestato pagherebbe di nuovo? No, gliel'ho già detto. È stata la prima e l'ultima volta. Che siano o meno manipolati, usati strumentalizzati, e nel caso da chi, sta di fatto che i giovani, spesso giovanissimi, di Hong Kong, i veri protagonisti della protesta, colpiscono per due aspetti. Da un lato l'estrema efficienza, la capacità di organizzarsi, di mettere in difficoltà la polizia, soprattutto ora che le proteste sono di fatto vietate. Dall'altro la determinazione con cui continuano ad inseguire i loro obiettivi. Il tutto assumendosi direttamente la responsabilità e tutti i rischi presenti e futuri. Come ci spiega questa giovane studente impegnata con altri giovani manifestanti, tutti mascherati in una operazione di restyling, l'eufemismo con il quale l'ala radicale del movimento, definisce le operazioni di imbrattamento e danneggiamento dei locali appartenenti a gruppi finanziari cinesi come Starbucks che a Hong Kong è gestito dal gruppo Maxim. Un altro negozio di Starbucks come vedete è danneggiato e chiuso nelle violenze dei giorni scorsi. Il governo non ha scelta. O accetta le nostre domande o andremo avanti ad oltranza. Nessuno ci fermerà. Siamo determinati e organizzati. Nessuno di noi in realtà sa cosa farà, ma sa che qualcosa farà. È la nostra forza.

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