In UE aumentano i contagi, non sembrano ceppo Cina e Italia

27 feb 2020

Nella lotta al coronavirus dall'Italia è arrivata una risposta immediata e risoluta, fanno sapere dalla Commissione europea, dopo la visita a Roma della Commissaria alla salute, Kyriakydes e dalle ultime dichiarazioni delle autorità sanitarie europee sembra che ci si stia convincendo che quanto accaduto nel nostro Paese non sia dovuto a colpe specifiche, ma possa presto avvenire anche altrove. In Europa cominciano in effetti a spuntare casi di contagio di cui non si riesce a ricostruire l'origine. Pazienti infetti che non provengono da zone a rischio, di Cina o Italia e che non hanno avuto contatti con persone già positive. Accade in Germania, dove sta progressivamente salendo il numero di contagi, così come in Spagna e in Francia, dove il Presidente Macron avverte che l'epidemia è in arrivo, mentre Marine Le Pen continua a invocare la chiusura delle frontiere con l'Italia. In realtà finora nessun Paese ha chiesto la sospensione di Schengen, dovesse accadere la Commissione ricorda che comunque non potrà opporre il veto. Resta il mistero del numero di tamponi effettuati all'estero, molti Paesi sembrano restii a comunicare i dati effettivi. Si sa solo che fino a domenica scorsa, la Francia era ferma a circa 450, il Belgio ha 150, mentre il Regno Unito viaggiava oltre i 6 mila. Da Bruxelles si limitano a dire che l'Italia ne ha fatti molti, così come è però avvenuto in altri Stati, e dunque il numero di controlli non è sufficiente a spiegare l'epidemia nelle nostre regioni. C'è poi la questione degli aiuti economici. Il Governo italiano chiede delle misure di sostegno alle imprese, soprattutto alle più piccole, poi riprogrammazione dei fondi strutturali, accesso al fondo di solidarietà e poi la flessibilità di bilancio, un punto su cui il Commissario all'economia, Gentiloni, ha già dato delle potenziali aperture.

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