Inchiesta Liberation su respingimenti violenti in Croazia

07 ott 2021

L'immagine è sporca traballa perde il fuoco. Il reporter che sta facendo le riprese è nascosto tra i cespugli per non farsi vedere. L'attesa dura da giorni. Sono le 10 del mattino del 15 giugno e il bosco è a nord della Bosnia Erzegovina, la rotta balcanica dei migranti. Arrivano dei ragazzi, in mezzo scorre il Korana, un piccolo ruscello che si snoda attraverso questa regione impenetrabile, da una parte la Bosnia dall'altra la Croazia la porta d'Europa, traguardo di un lungo viaggio iniziato nell'Egeo. Questo luogo bellissimo e quasi incantato è conosciuto dalle organizzazioni per i diritti umani come uno dei luoghi più caldi per i flussi migratori dall'est. Qui la polizia croata attende e respinge illegalmente il richiedente asilo che è arrestato sul proprio territorio. Nel video, girato da giornalisti di Libération in team con i tedeschi, a un certo punto si sentono dei rumori. Nella boscaglia appare un gruppo di uomini, il ventesimo. Pakistani e Afgani il giorno prima hanno tentato il passaggio nel bosco. Dietro di loro quattro uomini con il volto coperto da un passamontagna nero. Tre hanno i manganelli in mano. Si sente la frase, "tornatevene in Bosnia" e giù il colpo sulla schiena. Uno dietro l'altro i migranti vengono colpiti duramente e respinti verso la sponda da cui sono venuti. Si sentono urla di dolore e lamenti, s'intuisce il pestaggio di alcuni. Il documento che mostra i respingimenti violenti e illegali di migranti e richiedenti asilo conferma quello che le ONG denunciano da anni. L'Unione Europea ha definito scioccanti queste notizie, occorre un'indagine. Sembrano esserci prove convincenti di un uso improprio dei fondi europei che devono essere approfondite.

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