Indagini su agguato Congo, il carabiniere non ha sparato

25 feb 2021

Non ha sparato Vittorio Jacovacci, la pistola di ordinanza del Carabiniere ucciso lunedì scorso nella Repubblica democratica del Congo, insieme con l'ambasciatore Luca Attanasio, non ha esploso alcun colpo. È quanto trapela dalle prime indagini dei carabinieri del Ros che stanno svolgendo, coordinati dalla Procura di Roma. L'arma è stata rinvenuta ancora all'interno del fuoristrada su cui si trovavano i due connazionali, nel caricatore tutti i proiettili. Segno che il militare non ha avuto modo ne tempo di accennare a una reazione, a disegnare il quadro di un tentativo di sequestro finito male, contribuiscono anche le prime risultanze dell'autopsia sui corpi di Jacovacci e Attanasio, che escludono si sia trattato di esecuzione, perché nessun colpo è stato sparato a bruciapelo, vittime dunque di uno scontro a fuoco tra chi voleva rapirli e i ranger del Virunga, raggiunti da due proiettili ciascuno. Il militare è morto sul colpo. Il diplomatico un'ora dopo nell'ospedale della missione Monusco, a Goma, uno solo dei proiettili è stato recuperato, esploso da un AK 47, un kalashnikov, fucile d'assalto, utilizzato sia dai ribelli delle tante milizie attive nell'area, sia dalle guardie del parco nazionale, bisognerà quindi comparare il proiettile con le armi dei ranger, per capire se possano essere rimasti vittime del cosiddetto fuoco amico, qualche elemento potrebbe inoltre emergere dal tablet che i Carabinieri hanno recuperato nell'auto su cui viaggiavano Attanasio e Iacovacci, gli inquirenti che indagano per sequestro con finalità di terrorismo, aspettano di sentire Rocco Leone, il terzo italiano del convoglio, sopravvissuto all'agguato che però è ancora sotto choc e i militari del Ros rientrati dalla missione a Goma non sono riusciti nemmeno a sentirli.

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