Aumenta il numero delle studentesse intossicate a seguito di inalazione di gas in Iran. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, sono 35 le alunne di una scuola femminile nella provincia di Teheran trasportate in ospedale. Salgono così ad oltre 650 i casi denunciati dalla fine di novembre. Non ci sono stati morti ma decine di ragazze hanno sofferto di problemi respiratori, nausea, vertigini e stanchezza. Il procuratore generale ha annunciato già la scorsa settimana l'apertura di un'indagine penale. Per molti, si tratta di un tentativo per costringere le scuole femminili a chiudere. Il primo avvelenamento risale al 30 novembre, da allora, diversi istituti femminili sono stati presi di mira nella provincia limitrofa del Lorestan, dove almeno 194 ragazze sono state avvelenate la scorsa settimana. Casi che hanno scatenato un'ondata di rabbia anche contro il silenzio delle autorità di fronte al numero crescente di scuole colpite. Per gli attivisti una vendetta per le proteste degli ultimi mesi. E mentre nel paese cresce il malcontento, l'agenzia internazionale per l'energia atomica denuncia, in un rapporto, che in Iran ha rinvenuto particelle di uranio arricchito poco al di sotto del 90%, soglia necessaria per produrre una bomba nucleare. Il caso è stato rivelato dall'agenzia France Presse. Le scorte di uranio arricchito sarebbero 18 volte oltre il limite stabilito nell'accordo internazionale sul nucleare del 2015. Sono ancora in corso discussioni per determinare l'origine di queste particelle ha fatto sapere l'agenzia. Per Teheran - che nega di volersi dotare di armi atomiche - si è trattato di "fluttuazioni involontarie" durante il processo di arricchimento dell'uranio.























