Sono almeno 5000 le studentesse intossicate in Iran da novembre per aver inalato gas tossico mentre erano a scuola. 230 gli istituti coinvolti in 25 diverse province del Paese. Il Governo annuncia i primi arresti e tuona contro i responsabili, la stessa Guida Suprema Khamenei aveva chiesto lunedì di punire senza misericordia gli autori di questo crimine imperdonabile ma la realtà è ben altra. Il pugno duro contro le donne continua, represse ancora una volta in modo feroce le manifestazioni di protesta organizzate in questi giorni contro i misteriosi avvelenamenti che comunque continuano. Il Governo insiste nella sua intransigenza, disattesa da mesi qualsiasi richiesta di democrazia, solo pochi giorni fa il capo della Magistratura ha ribadito che le donne che violano il codice di abbigliamento islamico, saranno punite. Dalla morte di Mahsa Amini il 16 settembre, il prezzo pagato nelle proteste di massa che chiedono diritti e libertà è altissimo per le donne. Il sospetto è che questi avvelenamenti sono una sorta di vendetta nei loro confronti, da parte dei gruppi Sciiti più integralisti. Secondo l'Agenzia degli Attivisti per i Diritti Umani iraniani Hrana, 66 donne sono morte durante le manifestazioni da settembre a oggi sono state arrestate quasi 4000 donne. Almeno 2000 sono state prese di mira per l'uso improprio del Hijab. Altre 15 sono state uccise per motivi d'onore. Un numero che cresce fino a 38 se si considerano gli ultimi 12 mesi, 14 i casi di gravi percosse, 12 quelli di suicidio, dovuti alla mancanza di leggi che garantiscano parità di trattamento in famiglia. Tra i motivi la difficoltà di divorziare da parte delle donne o la perdita di custodia dei figli. I casi di avvelenamento quindi non sono che l'ultimo atto di una situazione femminile iraniana complessa che vede le donne protagoniste nella società civile, nel mondo del lavoro, dell'Istruzione e anche dell'attivismo politico, ma fortemente discriminate della teocrazia islamica al potere.























