Un sospetto attacco terroristico. Questa è la versione della polizia israeliana a proposito del ferimento in seguito a una sparatoria avvenuta nel corso delle manifestazioni che hanno paralizzato il traffico della città di Tel Aviv. Una ricostruzione che, nel caso, avrebbe l'effetto di innalzare ulteriormente l'allarme in un Paese attraversato da forti tensioni, perché Israele è in tumulto. Da nove settimane ormai cortei di manifestanti sciamano per le vie delle città per protestare contro la riforma della giustizia. Lo stesso Premier è stato costretto a incontrare il Capo del Pentagono, Lloyd Austin, nell' aeroporto di Tel Aviv e circondato dai cortei che l'accesso, tanto che il Premier ha dovuto raggiungere il Ben Gurion in elicottero, prima di prendere l'aereo che l'avrebbe portato a Roma. Quello dei manifestanti è uno schieramento composito che ha visto schierarsi contro il contestato progetto, che vede una sostanziale diminuzione dei poteri di controllo della corte suprema, decine di migliaia di cittadini dello stato ebraico. A fianco dei giovani i pacifisti che sventolano bandiere palestinesi, ci sono anche i contadini dei kibbutz e i militari. Il Premier accusa i manifestanti di rifiutare il dialogo, ma la pronta risposta bugiardo, da il senso del clima che si respira. Nella sostanza quello che si contesta all'esecutivo più a Destra della storia di Israele, è di voler lasciare carta bianca all'esecutivo e di azzoppare quel potente contrappeso che è la corte suprema. Da parte sua, il Governo, replica che la politica israeliana si è troppo appiattita sul potere giudiziario, anche se non si può trascurare che Netanyahu ha pendenti sul suo capo diverse inchieste per corruzione. E, come a rafforzare l'impressione di una deriva radicale, gli avvenimenti degli ultimi giorni in Cisgiordania, divenuta obiettivo di diversi raid da parte delle forze speciali dello stato ebraico. Nelle ultime 72 ore a Jenin, sono state uccise nove persone.























