Israele ed Emirati firmano storico accordo mediato dagli Usa

14 ago 2020

Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato un accordo sulla normalizzazione delle relazioni, con la mediazione degli Stati Uniti. Lo hanno annunciato i leader dei due Paesi e il Presidente americano Donald Trump. Hanno tutti parlato di un accordo storico, mentre i vertici palestinesi hanno definito l'intesa un tradimento della loro causa. In pratica la firma prevede l'apertura di sedi diplomatiche, l'avvio di scambi commerciali, di relazioni di sicurezza militari, culturali, più semplicemente anche soltanto l'introduzione di voli diretti. Sembra una banalità, ma non lo è. Gli unici paesi arabi che hanno infatti un trattato di pace e relazioni diplomatiche con Israele sono l'Egitto dal 1979 e la Giordania dal 1994, due nazioni che condividono un confine e interessi di sicurezza e commerciali con il vicino. Eppure sono diversi anni che tra Israele e alcuni regni sunniti del Golfo Persico, Arabia Saudita compresa, si rafforzano sotto la superficie scambi e comunicazioni, soprattutto nel campo di intelligence e sicurezza, intensificate da una comune preoccupazione: l'espansionismo regionale dell'Iran sciita. Ministri israeliani avevano già visitato gli Emirati pubblicamente e il premier Benjamin Netanyahu era stato nel 2018 in Oman. Un viaggio che oggi solleva la possibilità di ulteriori prossime intese regionali tra Israele e altri governi del Golfo. La narrazione della firma in queste ore varia a seconda del Paese. Uno storico accordo di pace per Trump, un'intesa che mette fine alla controversa proposta dell'annessione di zone della Cisgiordania da parte di Israele per il principe ereditario di Abu Dhabi, di fatto leader degli Emirati, Mohammed bin Zayed, una sigla che sospende soltanto momentaneamente questa annessione per Netanyahu, che deve tenere a bada la Destra più radicale all'interno della sua coalizione di governo.

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