Tensione al massimo in Israele nel giorno in cui alla Knesset arriva, in prima lettura, una parte della controversa riforma della Giustizia che il Governo, di estrema destra, di Netanyahu intende far passare. Da settimane le proteste infiammano tutte le principali città in nome della democrazia, paventando un rischio di dittatura. Stamattina gli oppositori hanno manifestato davanti alle case di alcuni membri del Parlamento, sei manifestanti sono stati arrestati. Inoltre diverse associazioni hanno indetto una giornata nazionale di lotta davanti al Parlamento, lunedì scorso i dimostranti sono stati 100mila. Il progetto di riforma giudiziaria, secondo l'opposizione, punta a modificare gli equilibri tra i poteri a favore di quello politico. La Corte Suprema vedrebbe fortemente ridimensionati i suoi poteri e l'indipendenza dei giudici sarebbe a rischio poiché il Governo avrebbe il dominio totale delle nomine. Da settimane lo scontro politico sulla riforma è durissimo, l'opposizione si è detta pronta a discutere della mediazione proposta dal Presidente Herzog a patto che il Governo blocchi la proposta. Ma l'esecutivo chiede che il confronto avvenga senza precondizioni. Il nodo di tutto è la Corte Suprema che in Israele ha un ruolo importantissimo nella vita politica e il Paese non ha una Costituzione, bensì una serie di leggi fondamentali che sanciscono i diritti individuali e le relazioni tra cittadini e Stato. La Corte Suprema ha ormai un ruolo di principale contrappeso al potere esecutivo, può abolire non solo le leggi contrarie alle leggi fondamentali ma qualsiasi legge in base alla clausola di ragionevolezza. Tutto questo verrebbe meno con la riforma. L'opposizione teme che si passi da un sistema in cui la Corte Suprema ha poteri forse eccessivi, riconosciuti dalla stessa sinistra, a un sistema in cui la maggioranza al governo diventi dominante senza alcun limite e contrappeso.























