Ivanka Trump prende le distanze dal padre sul tema dell'immigrazione. "Vedere più di 2500 bambini migranti separati dai loro genitori", ha detto in una conferenza a Washington, "è stato il momento più basso della mia presenza alla Casa Bianca. Sono ferocemente contraria alla separazione familiare", ha rincarato la dose ricordando di essere lei stessa figlia di un'immigrata venuta dalla Cecoslovacchia. Una presa di distanza che potrebbe rivelare un altro obiettivo: da tempo si vocifera di un accordo tra Ivanka e il marito, secondo cui se qualcuno della famiglia si dovesse candidare alla presidenza degli Stati Uniti, dovrebbe essere proprio lei che sognerebbe di diventare la prima donna Presidente. E cosi Ivanka contraddice il Presidente anche su un altro dei suoi cavalli di battaglia. "Non ritengo i media nemici della gente", ha detto Ivanka. Non si è fatta aspettare la reazione di The Donald che in un tweet ha commentato: "Hanno chiesto a mia figlia Ivanka se i media siano nemici del popolo. Lei correttamente ha risposto di no. Sono le fake news che sono in larga percentuale sui media ad essere nemiche del popolo." E intanto questa mattina dall'Inghilterra arriva un'altra notizia destinata a sollevare polemiche. Secondo quanto rivela il Guardian, il controspionaggio degli Stati Uniti avrebbe scoperto che, per più di dieci anni, una donna russa che lavorava all'ambasciata americana di Mosca, e aveva accesso a dati ultrasensibili, avrebbe passato materiali ai servizi segreti russi. Il Secret Service americano sarebbe stato allertato già all'inizio del 2017, ma non aprì alcuna inchiesta autonoma, preferendo, forse, contenere la vicenda per evitare ulteriori tensioni nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. La donna fu allontanata dall'ambasciata solo sei mesi dopo, nel luglio 2017.























