Khashoggi, per Usa principe saudita autorizzò operazione

27 feb 2021

Il principe Saudita Mohammed bin Salman, figlio del re ha personalmente approvato l'operazione per catturare e uccidere il giornalista dissidente Jamal Khashoggi brutalmente assassinato da una squadra di sicari del consolato arabo di Istanbul nell'ottobre del 2018. Lo rivela un rapporto della CIA del quale si sapeva da tempo l'esistenza ma che Trump aveva segretato per non turbare le antiche e proficue relazioni con lo storico alleato e che Biden ha invece appena reso pubblico in omaggio al nuovo corso della politica estera americana di ricalibrare alcune relazioni senza romperle. Nel rapporto c'è scritto che il principe trentacinquenne governa di fatto il Paese con pugno di ferro dal 2017 e che è spietato nel silenziare i dissidenti anche all'estero. Il comando di 15 agenti inviato a uccidere il giornalista era composto per metà da uomini della sua scorta personale che hanno viaggiato sui suoi jet privati e chi a missione compiuta, ne hanno a lui direttamente comunicato l'esito. Le rivelazioni escono all'indomani del primo colloquio telefonico tra Biden e l'anziano re Salman che la Casa Bianca considera suo unico interlocutore e che aveva già da tempo accettato la responsabilità del delitto. Il Segretario di Stato Blinken ha immediatamente ordinato un bando all'ingresso negli Stati Uniti per chi si macchia di crimini nei confronti dei dissidenti e nella lista sono subito finiti 76 sauditi ma non il potente principe perché, dicono fonti della Casa Bianca, per prassi Washington non adotta sanzioni nei confronti di rappresentanti di governi con i quali ha relazioni diplomatiche. Insomma, ricalibrare senza rompere come con l'Iran, al quale da una parte è stato offerto il ritiro delle sanzioni in cambio della riduzione della produzione nucleare e dall'altra, con un raid in Siria poco più che dimostrativo, è stato ricordato che gli Stati Uniti possono colpire dovunque.

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