La disperata fuga dall'Africa nel carrello di un aereo

09 gen 2020

È 1999 quando il mondo si accorge che non è soltanto il mare a restituire il dramma dell'immigrazione. Yaguine e Fodè, 14 e 15 anni, vogliono scappare dalla povertà dell'Africa. Sognando l'Europa in un caldo giorno di fine luglio, i due ragazzini si nascondono nel carrello di un aereo che dalla Guinea e diretto a Bruxelles. Verranno ritrovati morti assiderati, con addosso questa lettera scritta a mano, indirizzata ai potenti dell'Europa. “Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa. Aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti”, si legge. Un pugno allo stomaco nel cuore di un'Europa distratta e indifferente. La commozione è tanta, ma niente più. Vent'anni dopo dall'Africa povera sfruttata e dimenticata, si continua a scappare. Mercoledì mattina all'alba, all'aeroporto parigino di Charles De Gaulle viene ritrovato nascosto nel carrello di un aereo il corpo di un ragazzino con addosso ancora gli abiti leggeri, ai quali era abituato in Costa d'Avorio, suo paese d'origine, il volo era infatti partito la sera prima da Bijan, morto anche lui per assideramento. Stesso tragico episodio, sempre in Francia, nel 2013 ma anche nel luglio scorso a Londra, il cadavere di un ragazzo piomba nel giardino di una casa privata vicina all'aeroporto di Heathrow. Si scoprirà più tardi che apparteneva a un migrante che si era imbarcato dal Kenya, nascondendosi nel carrello e caduto poi in fase di atterraggio. Fughe figlie della disperazione. Le temperature scendono infatti a meno 50 gradi tra i nove e 10.000 metri, altitudine alla quale volano gli aerei intercontinentali. Viaggiare in un carrello né riscaldato, né pressurizzato significa suicidarsi, ma per questi ragazzi è il sogno ad ogni costo, anche della propria vita.

pubblicità