Prosegue la battaglia a colpi di dazio tra Cina e Stati Uniti. I dazi sono sovrattasse poste in dogana sui prodotti importati e che li rendono più costosi. Ad alzare ulteriormente l'intensità dello scontro è stato ancora una volta Donald Trump che ha posto a inizio settimana tariffe pari al 25% su prodotti cinesi dal valore di 16 miliardi di dollari, anche su prodotti come i semiconduttori che la Cina esporta a mani basse negli Stati Uniti. Complessivamente i dazi americani oggi colpiscono merci cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari. Per questo Pechino ha annunciato tariffe del 25% su beni a stelle e strisce importati in Cina. I 333 prodotti che da stamane sono nel mirino del Ministero del Commercio Cinese comprendono anche auto, motociclette, cavi di fibra ottica e vari tipi di combustibile, misure che saranno attive dal 23 agosto. Di certo i rapporti tra i due Paesi con Trump sono diventati più tesi e The Donald non usa mezzi termini, quando parla dei cinesi. Nell'ultimo tweet sul tema dice che "Pechino punta a colpire i nostri agricoltori, sapendo quanto io li rispetti per far sì che io continui a permettere a Pechino di comportarsi come vuole. Finora siamo stati gentili, adesso basta. I cinesi hanno realizzato 517 miliardi di dollari l'anno scorso a spese nostre." Trump si riferisce al fatto che gli Stati Uniti comprano dalla Cina molto più di quanto vendano e questo crea una sproporzione nel commercio tra i due Paesi a favore di Pechino. La Cina ha anche minacciato nuovi dazi sulle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti comprato per diminuire l'inquinamento delle città cinesi, per un valore di 60 miliardi di dollari, mossa che, secondo gli esperti, creerebbe conseguenze sul mercato energetico globale. Anche la Banca Centrale Europea guarda quanto accade con preoccupazione.























