La guerra dei dazi tra Usa e Ue con i timori per l'auto euro

03 dic 2019

Tra minacce e misure reali, quello fra Stati Uniti e Europa è stato un rapporto burrascoso sul fronte commerciale. L'Unione europea, d'altronde, esporta negli Stati Uniti più di quanto gli USA importino nel vecchio continente, uno squilibrio di quasi 170 miliardi di dollari che Donald Trump ha promesso di ridurre sin da quando è entrato alla Casa Bianca. Tuttavia, il divario negli ultimi anni è aumentato, anziché diminuire, e la possibilità di un nuovo accordo di libero scambio fra i due continenti è ancora un miraggio, soprattutto per l'insistenza di Washington di un'intesa che comprenda anche il comparto agricolo, che, invece, Bruxelles vuole tutelare. Nel frattempo, il Presidente americano ha affilato e usato già in parte le sue armi, che in una guerra commerciale sono anzitutto i dazi. I primi sono stati quelli dello scorso anno su acciaio e alluminio, a cui è seguita la risposta europea, con tariffe su abbigliamento, alcolici, motociclette e una serie di iconici prodotti “Made in USA”. Poi, con la decisione dell'Organizzazione mondiale del Commercio con cui è stata decretata l'irregolarità degli aiuti europei ad Airbus gli Stati Uniti hanno avuto questa volta il via libera internazionale ad una nuova serie di dazi da 7 miliardi e mezzo che nel nostro Paese hanno colpito, fra le altre cose, il parmigiano reggiano. L'Europa ha pronta la sua ritorsione, ma dovrà aspettare il 2020 per metterla in atto, quando il WTO si pronuncerà sugli aiuti concessi invece da Washington alla compagnia Boeing, Tuttavia, al di là delle dispute meramente commerciali, la tecnica di Trump in questi anni si è affinata e l'arma dei dazi inizia ad essere usata non solo per corregge squilibri, ma anche per orientare politiche. E' la prassi nei negoziati per un accordo di libero scambio con la Cina e, come dimostra,la cronaca delle ultime ore, lo sta diventando anche con l'Europa, con gli Stati Uniti pronti a punire la Francia per la sua digital tax contro i giganti dell'industria tecnologica. E poi c'è la minaccia più pericolosa, quella di possibili tariffe sulle auto europee. “Ci sono troppe Mercedes sulla quinta strada” aveva detto Trump già mesi fa, dando ordine al suo Dipartimento del commercio di esplorare la possibilità di nuovi dazi del 25% sul comparto automobilistico, dazi che al momento sono stati rimandati in attesa anche che si insediasse la nuova Commissione europea che ora si troverà a negoziare l'accordo commerciale con Washington con questa spada di Damocle sulla testa.

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