La Spagna in stato d'allerta, non accadeva dal 21 giugno

26 ott 2020

La Spagna è di nuovo da ieri in stato d'allerta. Non era più in vigore dal 21 giugno. Da allora il Governo, non avendo l'appoggio parlamentare per prorogarlo, aveva sostenuto che questo strumento costituzionale non era necessario per controllare la pandemia di Covid-19, ma i pessimi dati della seconda ondata di contagi hanno forzato l'esecutivo ad approvare una misura che era stata richiesta nei giorni scorsi da molte regioni perché garantisce la copertura giuridica alle limitazioni delle libertà fondamentali come la libertà di movimento. Lo stato di allerta è stato approvato per 15 giorni, ma l'intenzione del Governo è che già questa settimana il Parlamento voti a favore di un'estensione di oltre sei mesi, fino al prossimo 9 maggio. Una durata su cui l'opposizione si mostra in disaccordo, con il leader dei conservatori del PP Pablo Casado che chiede di limitarla a otto settimane. Intanto le strade di Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia si sono svuotate nella prima notte del coprifuoco dalle 23:00 alle 6:00 del mattino, entrato in vigore insieme allo stato di allerta. L'unico territorio escluso dal provvedimento è l'arcipelago delle Canarie, la regione con i migliori dati epidemiologici. Il coprifuoco rimarrà in vigore fino al 9 novembre, poi la decisione rimarrà in mano delle regioni, che conservano la competenza della gestione delle restrizioni dei movimenti e dei confinamenti di porzioni del territorio. In un nuovo appello all'unità nazionale e al rispetto delle misure restrittive, il Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri straordinario che ha approvato ieri lo stato d'allerta, ha spiegato che l'obiettivo è abbassare il tasso di incidenza del virus fino a 25 casi ogni 100 mila abitanti. Adesso supera i 360.

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