La Spagna torna al voto il 10 novembre

18 set 2019

A una maioria rotunda. È a questo, a una maggioranza solida e corposa che punterebbe il premier incaricato, Pedro Sánchez, quando ormai sono naufragati tutti i tentativi di formare un Governo e la Spagna sarà chiamata a votare per la quarta volta in quattro anni. Gli altri partiti e in particolar modo, Podemos, accusano il leader socialista di non aver veramente intrapreso la strada del dialogo e della mediazione, fiducioso che le urne, il prossimo 10 novembre, lo premieranno in maniera ancora più chiara dello scorso 28 aprile. Re Felipe VI non ha potuto fare altro che constatare l'impossibilità di formare il Governo e lunedì prossimo sceglierà le Camere. "È un Sánchez contro tutti", sostiene El Mundo, "quello che solo pochi giorni fa aveva presentato la sua ultima proposta a Podemos per convincerlo a sostenere un Governo monocolore senza offrirgli incarichi nel Consiglio dei Ministri". "Vuole essere primo ministro in cambio di nulla, non credo che questa sia la cosa più ragionevole", aveva incalzato Iglesias, leader di quel Podemos che nell'ultima tornata elettorale ha registrato un tonfo significativo. Il numero uno del partito socialista aveva provato fino all'ultimo a trovare un'intesa anche col partito di centrodestra Ciudadanos, guidato da Albert Rivera. Quest'ultimo sembrava disposto a non ostacolare Sánchez qualora fossero state soddisfatte certe condizioni, tra le quali la promessa di non alzare le tasse e il pugno di ferro contro gli indipendentisti catalani, offerta poi ritirata dallo stesso Rivera che, ha spiegato, si è sentito preso in giro. "Vuole i voti dei nostri partiti senza dare nulla in cambio?", ha commentato riferendosi al leader del Psoe, "se ci costringerà a votare di nuovo il problema di questo Paese avrà un nome: Pedro Sánchez", ha dichiarato dopo il suo colloquio con Re Felipe.

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