L'anomalia del Giappone con l'inflazione ferma da 10 anni

21 dic 2021

Mentre nel resto del mondo industrializzato, Stati Uniti in testa, ci si affanna per arginare l'aumento dell'inflazione, in Giappone ci si preoccupa del contrario. Nonostante i ripetuti sforzi combinati, negli anni, della Banca Centrale e del Governo, che con l'ultimo pacchetto di stimolo per l'economia, oltre 50 miliardi, rischia di portare il debito pubblico, già da tempo il più alto del mondo, a superare addirittura il tetto del 300% del Prodotto Nazionale Lordo, non c'è verso non solo di raggiungere il limite programmato del 2% ma di fermarne la continua discesa. L'anomalia giapponese viene da lontano, nonostante la Banca del Giappone sia stata la prima al mondo ad adottare il cosiddetto "quantitative easing", la politica dell'espansione monetaria garantendo prestiti primari a costo zero, i consumi non riescono a decollare e questo nonostante i prezzi siano pressoché fermi da oltre 10 anni e nonostante i costi di produzione siano, come dappertutto, aumentati e il Governo continui a sostenere la ripresa con sussidi vari. I giapponesi hanno già tutto quello che gli serve - commenta Jasper Kohl, noto analista finanziario - e piuttosto che spendere soldi per acquistare o sostituire beni di consumo preferiscono risparmiare per garantirsi una vecchiaia dignitosa. E i dati sembrano dargli ragione: oltre il 70% dell'ultimo sussidio concesso dal Governo alle famiglie con figli minori di 18 anni, circa 1.000 euro, non è stato speso ma nemmeno depositato in banca, è finito sotto il futon, il materasso locale.

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