Libano, scontri a Beirut. Almeno 6 morti e decine di feriti

14 ott 2021

Scene da guerra civile in Libano, eppure questa volta a infiammare le strade non è una bomba, anche se è proprio da un boato che tutto è partito. Perché è proprio l'indagine sull'esplosione che ha dilaniato il porto di Beirut nell'agosto scorso ad aver scatenato gli scontri. È iniziata così la giornata dei libanesi quando attorno alle 10:30 del mattino i miliziani dei due partiti sciiti hanno cominciato a sfilare verso il palazzo di Giustizia in segno di intimidazione. Poco dopo nel quartiere di Ayn Remmane sono iniziati gli spari, da lì in poi l'inferno per un campo di battaglia dal bilancio drammatico. Tanti i morti e ancora di più i feriti. Una manifestazione di protesta inneggiata da Amal e Hezbollah che si è trasformata in uno scontro a fuoco dopo che dei cecchini hanno aperto il fuoco dai palazzi circostanti. Tutto è iniziato perché un Tribunale della capitale ha rigettato la richiesta di sospendere il giudice Tarek Bitar titolare proprio da febbraio delle indagini sull'esplosione. Bitar nelle ultime settimane, infatti, era stato minacciato dai vertici di Hezbollah. Ed è proprio la posizione del partito di Dio ad essere tra le più delicate viste proprio le accuse di aver conservato nitrato d'ammonio in un container del porto senza metterlo in sicurezza. Intanto il Governo libanese ha annunciato un giorno di lutto nazionale e ha risposto con fermezza alle violenze. Così a poco più di un anno dal boato che ha dilaniato il cuore della capitale uccidendo oltre 200 persone, le strade libanesi tornano ad essere scenografia di scontri. Tutto mentre il Paese è divorato da una grave crisi economica che ha messo in ginocchio un intero popolo. Popolo che chiede solo di vivere in pace.

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