Libia, a Berlino l'accordo sulla tregua

19 gen 2020

Una stabilizzazione del cessate il fuoco, il rispetto dell'embargo sulle armi, l'avvio di un processo politico per arrivare a un nuovo governo di unità nazionale, sono i punti salienti della dichiarazione finale della conferenza sulla Libia, il percorso individuato da Europa, Russia, Turchia, Stati Uniti e dagli altri attori presenti a Berlino. I due contendenti, il premier Sarraj e il generale Haftar, non si sono mai incrociati, ma, ha riferito la cancelliera Merkel, "Il clima è stato comunque costruttivo". Tutti sono stati in accordo insieme anche alle organizzazioni regionali dell'Unione europea, della Lega Araba e soprattutto l'Unione Africana. Sono stati d'accordo sul fatto che c'è bisogno di una soluzione politica e non militare, perché è divenuto evidente che non c'è assolutamente la possibilità di una soluzione militare. Tra le novità più salienti, la nomina da parte di Sarraj e Haftar dei rispettivi membri per la futura commissione militare che dovrà monitorare il cessate il fuoco, ma anche l'impegno di tutte le superpotenze, Mosca e Ankara comprese, a fermare le interferenze esterne sulla Libia. Sarraj e Haftar sarebbero anche pronti a una soluzione sulla gestione dei pozzi petroliferi. Passi avanti significativi, secondo il premier Conte. Ci possiamo ritenere soddisfatti perché comunque abbiamo compiuto dei passi avanti. 55 punti condivisi che includono il cessate il fuoco, l'embargo condiviso per quanto riguarda nuove armi, un percorso politico e istituzionale ben definito. "L'Italia", annuncia il capo del Governo, "è pronta a fare la propria parte in un'eventuale missione militare di pace nel Paese". La questione non è però dietro l'angolo, anche in Europa ci sono delle sensibilità diverse e comunque bisognerà passare prima per il via libera delle Nazioni Unite.

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