Libia, Conte: nè con Haftar né con Serraj ma con il popolo

26 apr 2019

Né con Haftar, né con Al-Sarraj. La posizione italiana sullo scenario libico si adegua ai mutamenti dell'ultima ora. Dopo settimane di muro contro muro tra i sostenitori dei due campi in lotta il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa da Pechino ribadisce che non è con l'opzione militare che si può stabilizzare la Libia. Questa è la nostra posizione, quindi non è a favore di Haftar o a favore di Sarraj. È a favore del popolo libico. Un'apertura, quella all'uomo forte della Cirenaica, protagonista dell'offensiva su Tripoli, fin qui biasimata e osteggiata dal Governo di Roma, che segue la svolta imposta dal presidente Trump. La scorsa settimana, secondo Bloomberg, il Presidente americano avrebbe di fatto scaricato il Governo di Tripoli, comunicando al telefono al generale Khalifa Haftar che gli Stati Uniti sostengono il suo assalto per deporre l'esecutivo sostenuto dall'ONU. Un cambio di strategia che sconfessa la linea diplomatica tenuta dagli americani finora e che complica non poco il tentativo dell'Italia di gestire il dossier Libia. Mentre sul terreno si intensificano i bombardamenti e sale il bilancio delle vittime, sul fronte diplomatico l'Europa appare paralizzata. Troppi i veti incrociati e le alleanze trasversali sullo sfondo dello scontro tra i filoislamisti di Tripoli e Misurata e i loro avversari, sostenuti da Russia, Francia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Uno scenario sempre più complesso, in cui gli appelli dell'inviato speciale dell'ONU, Ghassan Salamé, restano un vago rumore di fondo. "La Libia" - ha avvertito - "è a un passo dalla crisi umanitaria e nel Paese si sta riversando un enorme quantitativo di armi".

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