Libia, Erdogan: "No accordo? Con Tripoli per conquista Paese

19 feb 2020

Le armi sul campo continuano a ruggire, con violazioni della tregua che non danno respiro a Tripoli. La diplomazia scricchiola sempre più rumorosamente, facendo presagire il peggio. Il risiko in Libia si complica di ora in ora dopo l'annuncio del Presidente del Governo di accordo nazionale al-Sarraj di ritirarsi dai colloqui del comitato militare a Ginevra decisi dalla conferenza di Berlino per monitorare la tregua. Ha fatto seguito a quello del presidente turco Erdogan, che ha lanciato un durissimo altolà all'Unione europea, che nulla può decidere sulla Libia autonomamente. Per questo, ancora una volta, si è schierato al fianco del premier Serraj. Il progetto è quello di far tornare a sventolare la bandiera turca, come quella dell'antico impero ottomano su Tripoli che fino al 1912, prima della guerra con l'Italia, era un protettorato di Ankara. Dall'altra parte della barricata c'è il generale Haftar che continua a martellare. I suoi razzi sono caduti sul porto della capitale, a pochi metri da una delle petroliere impegnate nella fornitura di gas a Tripoli, bombardamento che poteva avere conseguenze catastrofiche e che ha lasciato senza rifornimenti la città, comprese scuole e ospedali. Il generale della Cirenaica non è certo da solo nella sua impresa di evitare che il piano della Turchia si compia. Dalla sua parte non c'è solo la Russia di Putin, ma gran parte del mondo arabo, Egitto e Arabia Saudita in testa, senza contare le cancellerie occidentali che lo vedono come unico interlocutore possibile contro il pericolo della recrudescenza del terrorismo islamico più radicale che il caos libico porta nel suo grembo verminoso.

pubblicità