Libia, fazione armata circonda palazzi del governo

16 dic 2021

"Non ci saranno elezioni presidenziali in Libia, chiuderemo tutte le istituzioni statali", così minaccia il leader della Brigata Al Samud, Salah Badi, che ha anche lanciato un duro attacco contro la consigliera speciale dell'ONU arrivata a Misurata per incontrare le autorità locali, i leader militari e i gruppi armati in vista delle elezioni. "Il suo ruolo in Libia", ha detto Badi, "è criminale". Si allontana dunque la possibilità di un processo democratico che riporti un po' di stabilità nel paese, a meno di dieci giorni dalle elezioni presidenziali previste il 24 dicembre. Ancora una volta la parola passa alle armi e il futuro sembra quanto mai incerto. Ieri notte un gruppo di uomini armati ha circondato la sede del governo a Tripoli e l'ufficio del premier Dbeibah. Il Presidente del Consiglio presidenziale, al-Menfi, ha richiesto l'intervento di forze di sicurezza e insieme ad altri membri del consiglio è stato portato in un luogo sicuro. Intere zone della capitale sono piombate nel buio. All'origine del colpo di mano la decisione di Menfi di rimuovere il comandante del distretto militare di Tripoli, Marwan, sostituendolo con il generale Mansour. Scelta, questa, contestata dalle milizie che ritengo di essere state private di un loro protettore. Il caos politico in cui versa la Libia da ormai 10 anni sembra non avere fine. Pochi giorni fa il rinvio della pubblicazione della lista definitiva dei candidati aveva di fatto bloccato la campagna elettorale. La sfida presidenziale, già appesa un filo, ora sembra improbabile. A contendersi la carica presidenziale il generale Khalifa Haftar, il figlio del Colonnello Gheddafi, Seif al Islam, e lo stesso premier Dbeibah. Non solo il voto potrebbe slittare al 2022 ma la Libia ritrovarsi di nuovo impantanata nelle violenze delle diverse fazioni.

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