Libia, Onu avverte: cresce il numero di morti civili

24 dic 2019

Nazioni Unite, Europa e Italia cercano ancora una strada per far tacere le armi in Libia, ma la realtà che restituisce il terreno sembra andare nella direzione esattamente contraria. E mentre la diplomazia arranca, la conta dei morti, inesorabilmente, si aggiorna: 284 i civili che, secondo le Nazioni Unite, avrebbero perso la vita nel conflitto in corso, almeno 363 i feriti. L'assedio delle forze fedeli al generale Khalifa Haftar a Tripoli continua, anzi dopo otto mesi gli attori a sostegno di Bengasi si moltiplicano. Dopo Arabia Saudita ed Emirati l'attenzione del mondo è concentrata sul ruolo che la Russia sta adesso ricoprendo con la presenza dei mercenari della Wagner. Alcune fonti, non confermate, parlano addirittura di 2000 unità, ritenuta molto vicina al presidente Vladimir Putin. Il primo ministro Fayez al-Sarraj, alla guida del Governo riconosciuto dall'ONU, vuole a sua volta il sostegno delle armi piuttosto che quello della diplomazia, fin qui incapace di fermare Haftar. La Turchia ha risposto all'appello nel tentativo di aprirsi nuovi spazi di manovra e di guadagno nel Mediterraneo. Il Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, in visita in Libano, ha assicurato che l'Italia è costantemente al lavoro, perché in Libia si possa arrivare a una tregua e avverte: "Il rischio per noi europei non è rappresentato dai profughi, ma dal terrorismo". Quello cui stiamo assistendo è un'altra proxy war che ci preoccupa. Noi stiamo lavorando incessantemente. Nelle ultime ore ho sentito tutti i Ministri degli Esteri interessati a quella crisi, sia europei e non. La questione libica è stata al centro anche di una conversazione telefonica tra il Ministro italiano e il collega americano, Mike Pompeo. Dialogano attraverso i propri Ministri degli Esteri anche Turchia e Russia in quella che è sempre di più una guerra per procura.

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