Libia, tensioni alla vigilia della conferenza di Berlino

18 gen 2020

Alla vigilia della conferenza di Berlino, il clima resta teso. Da un lato, ancora non è chiaro se il premier libico Al-Sarraj parteciperà, o se manderà solo una delegazione del governo riconosciuto. Di certo anche se sarà presente, lui e il rivale Haftar hanno chiesto di non incrociarsi neppure nelle stesse stanze. Le trattative, dunque, saranno demandate a dei mediatori. Dall'altro lato c'è l'ultima mossa del generale della Cirenaica, che arriverà a Berlino forte dell'ordine imposto dalle sue forze di chiudere i pozzi petroliferi nell'est del paese. Ordine che preoccupa la missione ONU, che denuncia le conseguenze devastanti per il popolo libico che dipende da libero flusso di petrolio. A Berlino Haftar potrà contare sul sostegno politico tra gli altri della Russia e dell'Egitto, ma si farà portatore anche delle posizioni di altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come Grecia e Cipro, furiosi per l'accordo tra il governo di Tripoli e quello di Ankara sulle aree di trivellazione nel Mediterraneo orientale e proprio il presidente turco Erdogan non sembra arretrare nella sua posizione al fianco del premier Al-Sarraj, la cui eventuale caduta, mette in guardia, rischierebbe di aprire la strada a una nuova minaccia terroristica verso l'Europa. Oltre ad alcune truppe la Turchia avrebbe infatti inviato a Tripoli anche alcuni sistemi di difesa missilistica antiaerea. Nonostante queste premesse le diplomazie sono ancora fiduciose che la conferenza possa portare a qualche risultato. La stabilizzazione del cessate il fuoco, l'embargo sulle armi, l'inizio di un processo politico. L'Unione Europea sarebbe a quel punto pronta a far partire subito una missione civile nel paese più complesso, al contrario, l'invio di un contingente militare di pace, iniziativa che viene invece fortemente sollecitata dall'Italia.

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