Lino Guanciale per la campagna UNHCR: video

03 feb 2020

Quando ero bambino andavo a scuola da pendolare in un paesino vicino alla mia città, ero molto disorientato perché stavo in mezzo a bambini che non conoscevo quindi, che erano molto amici già fra loro perché si conoscevano proprio da molto piccoli, abitavano l'uno vicino all'altro in questo paese, mentre io ero il cittadino, quello che... insomma ero un po' lo straniero e da straniero mi sentivo per l'appunto isolato, però poi mi sono accorto che era più una mia percezione perché, c'era il rientro a scuola, bisognava stare a scuola anche il pomeriggio e io, la mia famiglia eravamo molto spaventati dalla logistica, dove andrà a pranzo, starà solo, con chi mangerà, che cosa farà, i miei compagni di scuola mi fecero una bella sorpresa, praticamente fecero a gara per invitarmi a pranzo a casa loro. A gara nel senso che a me toccava poi andare da ognuno, perché sennò si offendevano anche, e quindi abbiamo dovuto fare una tabella dei turni così facevo tutto in giro a pranzo da uno, due, tre, quattro, compresa la mia maestra e andavo avanti, diciamo così, per tutto l'anno ciclicamente andandoli a trovare con annessi regali, insomma, ogni volta pareva il battesimo di qualcuno, una festa, per tutto quanto l'anno.

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