L'Italia con la Tunisia per la cooperazione sui migranti

09 feb 2017

Bloccare trafficanti di esseri umani e incidere sui flussi migratori. Consolidare relazioni affidabili di cooperazione e sviluppo con la Tunisia, un Paese che è riuscito a passare attraverso la primavera araba del 2011, rafforzando la sua democrazia. Muovono in questa direzione gli accordi siglati dall’Italia nelle ultime ore con la delegazione tunisina ai massimi livelli, il Presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi e il Ministro degli esteri Khemaies Jhinaoui. Una conferma, dice il Ministro degli esteri Angelino Alfano, degli accordi siglati già in passato, ma che ora assumono una funzione ancor più strategica nell’area. L’accordo sui flussi poggia sulla formazione e il training della guardia costiera tunisina, oltre al contributo per motovedette e equipaggiamenti. La cooperazione, soprattutto in mare, cammina di pari passo con quella per lo sviluppo e le energie rinnovabili. L’Italia, insomma, punta sulla Tunisia non tanto per bloccare il flusso dei migranti da Tunisi, che si attesta a numeri contenuti, piuttosto per consolidare un’alleanza, soprattutto alla luce del mezzo accordo siglato la scorsa settimana con la Libia, firmato da Serraj, il Capo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Tripoli, ma non sottoscritto, anzi rigettato dall’esecutivo di Tobruk. A ribadire l’incompletezza e l’incapacità di quella sigla anche l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Martin Kobler, che ribadisce, in questa fase, l’impossibilità per i migranti di essere rimpatriati in Libia per via delle precarie condizioni umanitarie del Paese. Kobler, inoltre, auspica che l’Italia, dopo l’apertura del consolato a Tripoli, stabilisca un dialogo diplomatico più che necessario anche con Tobruk e con il generale Haftar, il leader indiscusso della lotta all’Isis in tutto il Paese.

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