L'italia in orbita con Cosmo-Skymed 2 e Cheops

18 dic 2019

Un ago di luce che buca la trama nera di nubi nella notte da giungla di Kourou. Il padre di tutti i lanciatori al lavoro per la generazione 2.0. Decolla alle 5:54 di mattina, dallo spazioporto dell'ESA in Guyana francese, con un giorno di ritardo per il malfunzionamento del computer di bordo, il vettore Soyuz VS23, con a bordo il suo prezioso carico da rilasciare in orbita: una famiglia di cinque satelliti, il meglio della tecnologia italiana ed europea. Il primo satellite Cosmo SkyMed di seconda generazione, finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana e dal Ministero della Difesa, e costruito da Thales Alenia Space, andrà a continuare ed implementare i servizi della costellazione di quattro satelliti lanciati tra il 2007 e il 2010 che hanno fatto la storia dell'osservazione della Terra dallo spazio. “In più avremo nuove capacità e nuove prestazioni a dare maggiore efficienza, maggiore efficacia nell'azione di prevenzione di disastri naturali, di gestione delle emergenze, di salvaguardia in generale del nostro pianeta”. A bordo del vettore anche la sonda Cheops, prima missione dell'Agenzia Spaziale Europea per lo studio di pianeti che ruotano intorno a stelle fuori dal nostro sistema solare. Mondi alieni che il potente occhio di un telescopio targato INAF e Leonardo cercherà di svelare. “Cheops sarà un notaio, cioè andrà a vedere una parte di questi esopianeti candidati, confermerà la massa e misurerà le dimensioni, quindi il raggio. Dopodiché, se avrà fortuna, potrà anche scoprirne di nuovi”. Il vettore russo trasporta anche tre nanosatelliti per sperimentare a basso costo nuove tecnologie in orbita. Le operazioni post slancio durano quattro ore e mezza, mentre nel centro di controllo le comunicazioni si alternano agli abbracci e alle foto. Come un padre premuroso, il lanciatore accompagna e rilascia in orbita tutta la famiglia di satelliti. E alla fine, nel piccolo mondo fatto di giungla e spazio di Kourou, scatta la festa.

pubblicità
pubblicità