Sembra scontato dover ripetere che l'Italia sta con l'America e che il suo atlantismo non è in discussione. Ma in questo debutto da Premier alla Casa Bianca Mario Draghi dovrà soffermarsi sul punto e rendere chiaro che il distinguo sull'Ucraina, che arrivano da pezzi variegati della sua maggioranza, non cambieranno questo rapporto. A Washington il tema dell'ambiguità dei Governi precedenti è ancora ben presente e Draghi dovrà far capire che la liason con Roma è tornata a quella di una volta. Quanto fatto per la guerra è andato tutto in questa direzione dagli aiuti a Kiev alle sanzioni a Mosca sino alle forniture d'armi per la resistenza ucraina, non vi è stato alcun disallineamento, il punto è come proseguire su questa strada con il rischio di perplessità crescenti tanto in Italia quanto in Europa. Per questo il Premier si farà interprete di una linea che riguarda tutto il vecchio continente: ok proseguire così ma abbinando uno sforzo ben visibile anche sul fronte diplomatico. Il famoso cessate il fuoco che è il primo punto nell'agenda della diplomazia italiana. Senza uno slancio in questa direzione si rischia di veder crescere in tutta l'Unione un sentimento antiamericano. Stesso discorso vale sul gas, affrancarsi dalla Russia non è in discussione ma per farlo in tempi stretti serve un aiuto in più da oltre oceano. Più gas liquido ma anche una mano a sistemare le cose in Libia che a sua volta potrebbe diventare utile in questa rincorsa. Nella due giorni americana il Premier vedrà anche la speaker della Camera Nancy Pelosi e i capigruppo del Congresso, mentre l'Atlantic Council gli consegnerà un premio per la leadership esercitata nel corso della sua carriera, prima da banchiere centrale ed ora da Capo di Governo. E su tutto il resto Italia e Usa marciano compatte, condividono l'impegno per il clima e il sostegno dell'economia globale, tutti must prima della guerra ma che ora, senza sforzi straordinari, rischiano di rimanere appesi al conflitto.























