Media Olanda, Noa si è lasciata morire

05 giu 2019

Non un caso di suicidio assistito, ma il rifiuti di alimentarsi e di bere ha portato Noa alla morte a soli 17 anni, dopo un calvario di depressione, stress post-traumatico e anoressia, conseguenze di uno stupro subito da bambina, da cui non si era più ripresa. La storia drammatica della giovane olandese che si è spenta nella sua casa di Arnhem, domenica scorsa, accanto alla sua famiglia ha fatto il giro del mondo, suscitando reazioni di condanna e di sgomento. Inizialmente sembrava che a Noa fosse stato concesso il suicidio assistito, previsto in Olanda dai 12 anni, anche per gravi malattie psichiche. Ma la storia è tutt’altra. L'Olanda non ha autorizzato l'eutanasia su una 17enne anzi gliel’ha rifiutata, ma Noa ha smesso di bere e di mangiare. “Si è lasciata morire a casa con i familiari consenzienti”. Queste le precisazioni di Marco Cappato dell'associazione Luca Coscioni che ha aggiunto “La scelta di Noa è una decisione legale anche in Italia. Noa è stata ricoverata in tutti gli ospedali possibili, addirittura per nutrirla forzatamente le è stato indotto in coma farmacologico”, conclude Cappato. La ragazza, infatti, all'insaputa dei genitori aveva fatto richiesta a una clinica dell'Aja per ottenere l'eutanasia, ma il consenso non le era stato mai concesso. “Pensano che sia molto giovane, chi io debba finire il trattamento psicologico e attendere fino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato”. Aveva raccontato Noa a un giornalista. “Non succederà fino a 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo”. I genitore hanno provata a sostenerla con una serie di trattamenti psichiatrici e 20 ricoveri ospedalieri. “Resto sconcertato del fatto - ammette il Presidente della Consulta bioetica Maurizio Mori - che non ci siano stati rimedi di carattere psichiatrico per aprire prospettive per questa ragazza. A quell'età nulla è definitivo”. Dopo alcuni tentativi di suicidio, i genitore avevano fatto anche richiesta per una terapia di elettroshock, rifiutata perché troppo giovane. Alla fine, Noa, aveva smesso di mangiare e di bere, rifiutando anche l'alimentazione forzata. “Amare - aveva scritto su Instagram – è anche lasciar andare. La battaglia è finita, la mia sofferenza Insopportabile, da troppo tempo non vivo più, ma sopravvivo, respiro ma non vivo”.

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