Minneapolis, accusa di omicidio per la poliziotta

15 apr 2021

Adesso dietro le sbarre, rischia di finirci lei, Kimberly Potter, 48 anni, di cui gli ultimi 26 passati indossando la divisa nel dipartimento di polizia di Brooklyn Center, sobborgo a nord di Minneapolis. Eppure, incredibilmente, questa agente così esperta avrebbe scambiato la sua classica pistola d'ordinanza fatta di ferro, nera e che indossava lungo il fianco destro, con il taser, l'arma che procura una scarica elettrica e che è di plastica gialla e si porta dalla parte opposta. Così, avrebbe creduto di immobilizzare un giovane afroamericano di 20 anni, Daunte Wright, che domenica pomeriggio voleva scappare dopo essere stato fermato in macchina, mentre invece gli sparava un proiettile in pieno petto, uccidendolo. Ora, è accusata di omicidio preterintenzionale di secondo grado, rischia fino a 10 anni di carcere o 20 mila dollari di multa e Minneapolis affronta interminabili notti di coprifuoco, infranti da una comunità di colore che si sente sempre più un bersaglio ambulante. La città del Minnesota, è ormai diventata il simbolo delle violenze della Polizia sui neri, le TV americane, trasmettono senza sosta le ultime battute del processo a Derek Chauvin, l'ex agente accusato di avere soffocato George Floyd, gigante di due metri , fermato per una banconota da 20 dollari falsa, inchiodandolo a terra, con un ginocchio sul collo, per oltre nove minuti nonostante fosse ammanettato. Anche lui è accusato di omicidio, in questi giorni i testimoni della difesa, stanno cercando di spiegare la morte come causata da problemi cardiaci della vittima, dall'abuso di sostanze, dalle esalazioni del tubo di scappamento dell'auto vicina, perfino. La giuria, dovrebbe ritirarsi in Camera di Consiglio all'inizio della prossima settimana, è raro che in questo Paese un poliziotto venga condannato, anche se supera i limiti, ma entrambi i casi sono stati ripresi dalle telecamere di sicurezza degli stessi agenti e quelle immagini, che continuano a fare il giro del mondo, sembrano già una sentenza.

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