Missili su raffinerie saudite partiti forse da base iraniana

18 set 2019

Il cerchio attorno all'Iran si stringe sempre di più. Stati Uniti e Arabia Saudita sono convinti che ci sia a Teheran dietro l'attacco di sabato scorso contro due maxi raffinerie saudite. Secondo le ultime indiscrezioni, l'Intelligence avrebbero le prove che una ventina di droni e almeno dieci missili cruise, sarebbero partiti da una base iraniana al confine con l’Iraq, colpendo gli impianti petroliferi da nord. A dimostrarlo non solo le prove delle foto satellitari, ma anche le intercettazioni delle comunicazioni e il sistema di guida di uno dei missili rinvenuto nel luogo dell’attacco. L’Iran da parte sua continua a smentire tali accuse, riportando le rivendicazioni fatte, invece, dai ribelli Huthi nello Yemen, a cui comunque non manca certo il sostegno iraniano. Trovare con certezza i responsabili, d'altronde, è un’operazione fondamentale e molto delicata in questo momento, anche perché dai colpevoli dipenderà la risposta che, se non maneggiata con cautela, potrebbe essere la scintilla di una pericolosa polveriera che coinvolge tutto il Medio Oriente. Non a caso Trump è apparso più cauto nelle ultime ore “Non vogliamo una guerra” ha precisato il Presidente americano, pur ribadendo di avere pronte tutte le opzioni. E anche per valutare quale reazione sia la più appropriata, il Segretario di Stato, Pompeo, volerà in Arabia Saudita nelle prossime ore. Sembra ormai definitivamente tramontata l’ipotesi, invece, di un primo incontro fra il Presidente Trump e il Presidente Rohani, durante l'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York la prossima settimana, a cui stava lavorando anche la Francia e il disgelo tra Iran e Stati Uniti, almeno per ora, può attendere. Intanto dall'Arabia Saudita arrivano notizie che fanno respirare le borse e fanno calmare la corsa folle dei prezzi del petrolio, perché secondo quanto hanno dichiarato le autorità di Riad, buona parte della capacità produttiva di siti che sono stati compromessi con l'attacco, è stata ripristinata ed entro massimo due o tre settimane si potrà tornare alla piena produzione.

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