A un primo sguardo Chisinau sembra un anonima città dell'Est in cui gli orrori dell'architettura sovietica si alternano a scorci di un passato in cui la Bessarabia, questo il suo nome antico, era una delle tante cerniere tra Occidente e Impero Ottomano. Ma dietro a quella facciata tranquilla ci sono i bracieri di una tensione crescente e quindi è stridente il contrasto tra le immagini di bambini che giocano all'uscita di scuola del parco giochi del mercatino di fronte al Parlamento e quelle delle violente manifestazioni dei filo russi, che hanno sfilato proprio in questo scenario. Incastonata tra Romania e Ucraina, la Moldavia subisce per prima le conseguenze del conflitto in corso. Ha un territorio non riconosciuto dalla comunità internazionale, la Transnistria, al suo interno, che è a maggioranza russofona e con il più grande deposito di armi dell'Europa per conto della Federazione. Secondo i timori dei moldavi, la Transnistria potrebbe diventare un pretesto per un invasione russa, una paura che condiziona la politica moldava stretta tra chi, come la Presidente Maria Sandu, punta all'Europa e i partiti come Shor, filorussi che invece si rifanno ai vecchi schemi politici e ricordano come fino al 2009 la Moldavia fosse a fianco della federazione. Per ora il Paese vive questa condizione come il vaso di coccio che paga le conseguenze più pesanti per la sua posizione geografica e politica, con il più alto numero di profughi rispetto alla popolazione e con una grave crisi economica aggravata da l'impennata dei prezzi del gas. Un Paese molto litigioso che è stato capace di trasformare l'ultima seduta parlamentare in una "Sfida all'Ok Corral", con una feroce lite tra opposizione e maggioranza. All'ordine del giorno la definizione della lingua ufficiale, se moldavo o romeno che poi sono la stessa cosa. Il problema come ci conferma il direttore di Amnesty International Moldavia: Viaceslav Tofan, è che la rabbia e la paura sono carburante per la politica o almeno per una parte. Manifestazioni democratiche, chiarisce Tofan, per ora nulla esclude però che le braci possano diventare un incendio.























