Morte Floyd, premier canadese in ginocchio

06 giu 2020

Papà ha cambiato il mondo, diceva solo qualche giorno fa la figlia di George Floyd, il cittadino afroamericano deceduto dopo essere stato fermato dalla polizia davanti alle proteste nate in seguito alla morte del padre. Proteste e manifestazioni che hanno portato in strada milioni di persone nel mondo, da Parigi a Tokyo, da Seoul a Londra, passando per l'Australia e il Canada. Migliaia di persone che hanno sfidato la paura della pandemia e che senza dimenticare le misure di sicurezza dovute al Covid hanno deciso di scendere in strada, come a Londra, dove a nulla è servito l'appello delle istituzioni a restare in casa. È un dovere essere qui, commentano i tanti manifestanti. A Seoul, in Corea del Sud, è stata impedita una nuova manifestazione dopo che diversi ragazzi erano scesi in piazza per un sit-in. Non posso respirare, si legge sui cartelli esposti in tutto il mondo e in Canada alla protesta davanti al Parlamento si è unito anche il premier Trudeau, che si è inginocchiato come gesto simbolico di protesta. È il mondo che dice no al razzismo, cittadini che manifestano senza dimenticare cosa accade in casa loro. "È arrivato il momento di riconoscere che anche noi canadesi abbiamo i nostri problemi", ha detto Trudeau. "C'è del sistemico razzismo anche in Canada". In Australia, dove è stato revocato il divieto di manifestare, si sono riversati in strada migliaia di persone in tutto il Paese. Persone che ricordano anche gli aborigeni morti sotto custodia della polizia. In Brasile e in Colombia, dove si chiede giustizia anche per due giovani di colore uccisi dalle forze dell'ordine. Razzismo c'è anche in Giappone, scandiscono i manifestanti a Tokyo.

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