Non colpevoli. È così che si sono dichiarati i 5 ex poliziotti accusati dell'omicidio del 29enne afroamericano Tyre Nichols, morto il 10 gennaio tre giorni dopo essere stato picchiato selvaggiamente al momento dell'arresto. Una violenza brutale, ripresa da una telecamera fissa e dalla bodycam in dotazione agli agenti che aveva sconvolto e indignato ancora una volta gli Stati Uniti. Nichols non solo era stato fermato per un'infrazione stradale commessa in auto, ma era stato preso a calci in faccia e a pugni, nonostante fosse legato, con le mani dietro la schiena. Un'aggressione gratuita e senza senso per la quale gli ex poliziotti, tutti afroamericani come la vittima e tutti impegnati nella squadra speciale anticrimine Scorpion, sono ora accusati oltre all'omicidio di secondo grado, di aggressione e sequestro aggravato. Liberi da subito su cauzione, dopo questa udienza dovranno tornare di fronte al giudice il primo maggio, per una vicenda che potrebbe vederli condannati a scontare una pena durissima. L'omicidio di secondo grado nello Stato del Tennessee è infatti considerato uno dei reati più gravi, punibile da 15 a 60 anni di carcere. Intanto a parlare è la madre di Nichols, presente in aula, che ora promette:























