'Ndrangheta in Germania, 10 anni fa la strage di Duisburg

15 ago 2017

Esattamente dieci anni fa Duisburg, nel bacino della Ruhr, diventava teatro del più grave fatto di mafia mai avvenuto in Germania. Al termine di un sanguinoso regolamento di conti, sei giovani uomini, di età compresa tra i 39 e i 16 anni, venivano uccisi con 70 colpi di arma da fuoco davanti alla pizzeria “Da Bruno”. Erano tutti originari della Calabria. Una strage, questa, compiuta da affiliati delle ‘ndrine dei Nirta e degli Strangio contro quella dei Pelle-Vottari, ultimo atto della faida di San Luca che imperversava tra i clan dal 1991. Quel terribile fatto di cronaca sembra aver insegnato poco o nulla a un Paese che è accompagnato verso le elezioni del prossimo 24 settembre da slogan, seppur comprensibili, come una “Germania nella quale viviamo bene e volentieri”. La presenza attiva della criminalità organizzata italiana in Germania, e nella fattispecie della ‘ndrangheta, è una realtà che la maggior parte dei tedeschi ignora. Anche i mezzi giuridici per combatterla nelle mani degli inquirenti tedeschi sono meno efficaci. Il reato di associazione mafiosa, ad esempio, fuori dall’Italia non esiste. Ma qualcosa di importante si muove. Ad esempio, a livello di società civile è stata creata l’associazione “Mafia? Nein Danke!” e il 26 giugno scorso, grazie alla collaborazione delle forze di polizia dei due Paesi, sono state fermate venti persone, italiane e tedesche, ritenute appartenenti a un’associazione transnazionale che trafficava armi e droga. La ‘ndrangheta non ha bisogno di trasportare denaro in valigia verso la Germania per riciclarlo, lo fanno le banche, ha commentato il Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, durante un recente convegno a Berlino.

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