Nobel Pace assegnato a premier etiope Abiy Ahmed Ali

11 ott 2019

Per i suoi sforzi, per realizzare la pace e la cooperazione internazionale e in particolare per la sua iniziativa decisiva per risolvere il conflitto al confine con la vicina Eritrea. Con questa motivazione, Abiy Ahmed Ali è il Premio Nobel per la Pace 2019. E quello che ha compiuto nel suo Paese, che guida solo dall'Aprile del 2018, è stata effettivamente un'impresa unica. Mettere fine a una guerra che, a fasi alterne di intensità, insanguinava entrambi i Paesi da oltre mezzo secolo e far ripartire non solo l'economia ma anche quelle riforme sociali che in Etiopia erano da tempo ostaggio delle diverse anime che la compongono. Abiy, di etnia oromo il gruppo maggioritario del Paese ma anche il più marginalizzato, ha rinunciato alle rivendicazioni territoriali con l'Eritrea, cedendole, inoltre, alcuni territori e ha ristabilito rapporti commerciali, trasporti e linee telefoniche con Asmara interrotte da circa vent'anni. Ma non solo. Nei suoi primi 100 giorni di Governo ha liberato migliaia di prigionieri politici, dichiarando la fine dello stato di emergenza e ha, inoltre, denunciato l'uso della tortura da parte dei Servizi di Sicurezza dello Stato, licenziando funzionari carcerari implicati in violazione dei diritti umani in base a un rapporto di Human Rights Watch. Insomma Abiy è certamente una figura carismatica ed è visto come una speranza per l'Etiopia e del Continente, ma subisce anche pesanti minacce, oltre ad essere stato obiettivo di un grave attentato. Il suo Nobel per la Pace rappresenta forse proprio quel sostegno internazionale fondamentale perché il suo non sia un caso isolato nel Continente africano.

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