Nuova guerra fredda, la Russia al centro del vertice Nato

24 mar 2021

Ieri ci sono state le prime scintille, ma oggi la Nato entra nel vivo incentrando la sua seconda giornata del vertice di ministri degli esteri a Bruxelles proprio sulla Russia. Seguendo il segretario di stato americano Anthony Blinken già ieri l'alleanza aveva sottolineato la propria fermezza contro l'aggressione di Mosca alla sicurezza euro atlantica, accusa che il Cremlino ha rimandato al mittente. Nonostante il viaggio di questi giorni del ministro degli esteri Lavrov in Cina e oggi i Corea del Sud dimostra come in realtà la Russia stia lavorando per rafforzare accordi e alleanze che possano isolare gli Stati Uniti. Se non che il suo omologo cinese hanno parlato di un atteggiamento che ricalca la guerra fredda da parte di Washington, annunciando l'impegno comune per smarcarsi dallo strapotere economico e finanziario del gigante statunitense, denunciando le sanzioni portate avanti anche degli europei come illegittime. Europei che appaiono in cerca di un difficile equilibrio: da una parte la volontà di riallacciare e rafforzare il legame con gli Usa, ora guidato dall'amministrazione atlantista e dall'altra i propri interessi economici e commerciali. Da qui difficile escludere la Cina, ma anche la Russia, come dimostra il progetto del gasdotto Nostrim 2, che collegherà Russia e Germania contro cui ieri si è scagliato lo sesso Blinken. Ancora più complessa la questione cinese, dove non a caso il fronte degli Europei non appare così compatto. Se da una parte Berlino, Parigi e Roma hanno convocato l'ambasciatore cinese dopo la rappresaglia della Cina con sanzioni contro funzionari e organismi dell'Unione, dall'altra Blinken non è riuscito a far esprimere la Nato nel suo insieme contro Pechino, Pechino che, forte della propria economia ripresa della sua diplomazia dei vaccini, sente di poter far leva anche sugli stati Uniti, che prima o poi cederanno. Anche perché, come le autorità cinesi non si stancano mai di sottolineare, Washington conosce e influenza poco l'Asia. Un'Asia di cui invece, in parte, fa parte anche la Russia, che proprio ad est spera di trovare quell'alleanza capace di fare differenza rispetto a qualsiasi tipo di amministrazione americana, perché si sa, gli inquilini della Casa Bianca vanno e vengono, mentre Xi Jinping e adesso anche Putin, dato alla legge appena approvata dalla Duma che permette al presidente in carica di ricandidarsi per altri due mandati, sono qui per restare.

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