Paesi stretti tra aumento contagi e timori nuovi lockdown

28 dic 2021

Da un lato la corsa di Omicron, dall'altro il timore che la crescita costante dei contagi blocchi nuovamente paesi ed economie. È la stretta fra cui si trovano le amministrazioni i sistemi sanitari di mezzo mondo con l'obiettivo condiviso di convivere con il virus senza ad esso soccombere. Negli Stati Uniti, l'agenzia federale alla sanità ha disposto la riduzione di isolamenti e quarantene: da 10 a 5 giorni per i positivi asintomatici, niente isolamento per contatto diretto con positivo purché sottoposti a booster e con l'obbligo di mascherina ovunque. Sfondato il tetto dei 100 mila contagi al giorno, la Francia autorizza la vendita eccezionalmente fino al 31 gennaio di tamponi nasali antigenici nei supermercati. Vogliamo far pesare le nuove restrizioni sui non vaccinati dice il premier Jean Castex, annunciando tra le nuove misure di contenimento dal 3 gennaio il ritorno allo smart working obbligatorio per almeno 3 giorni a settimana, mentre il presidente allinea il paese alla scelta tedesca: vita sociale solo se vaccinato o guarito. Scelta che in Germania ha già portato ad una consistente riduzione dei contagi. E mentre la Gran Bretagna ad eccezione di Scozia e Galles annuncia che non ci saranno altre restrizioni prima di Capodanno, in Belgio in migliaia protestano per le chiusure dei luoghi della cultura. In Cina, paese insieme agli Stati Uniti più colpito in termini di numeri di voli soppressi, continua la sperimentazione e lo scetticismo sui vaccini alternativi, mentre Israele torna in prima linea con le somministrazioni della quarta dose e, già da domani, con l'ok all' antivirale Paxlovid di Pfizer per pazienti a rischio sintomi gravi.

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