Papa: "Vengo in Iraq dopo anni di terrorismo e guerra"

04 mar 2021

È un volo covid free nel quale tutti sono stati vaccinati quello che porta Papa Francesco in Iraq per uno dei viaggi più significativi e difficili del suo pontificato. Un viaggio di quattro giorni in una terra che ha vissuto anni violenti, guerre e attentati. Tante le tappe: Baghdad, dove celebra la messa nella cattedrale, nella quale vennero uccisi 48 cristiani, Najaf, dove il Papa incontra il grande ayatollah al-Sistani la prima importante autorità sciita con cui Francesco apre il dialogo finora limitato ai musulmani sunniti e Ur, la terra di Abramo, padre delle religioni monoteistiche. E poi ancora Erbil, Mosul, che fu il centro dello stato islamico di Daesh e da cui vennero violentemente scacciati i cristiani, sulle cui case si scriveva la N di Nazareno. Infine Qaraqosh, un viaggio per parlare di pace e fraternità tra le diverse religioni, in una nazione simbolo di guerre e divisioni. Vengo come pellegrino, come pellegrino penitente, per implorare dal Signore perdono, riconciliazione dopo anni di guerre e di terrorismo, per chiedere a Dio la consolazione dei cuori e la guarigione delle ferite. Giungo tra voi come pellegrino di pace, a ripetere: voi siete tutti fratelli. Una terra devastata, il cui futuro è nebuloso, ma nella quale in tanti sono venuti da lontano a lavorare per mostrare che è possibile costruire un futuro diverso. In questo momento siamo in un contesto post guerra, quindi appunto una situazione di sicurezza molto instabile, purtroppo con ospedali che sono stati bombardati su una presenza di 14 ospedali prima del 2014, dopo la liberazione che è avvenuta a luglio del 2017, su 14 ospedali 9 sono stati completamente distrutti o bombardati. Penso che il viaggio del Papa possa essere una finestra al mondo, un momento di unificazione tra le regioni.

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