Pechino mette al bando pc e tecnologia non cinese

09 dic 2019

Per decisione del Partito Comunista di Pechino gli uffici pubblici e le istituzioni governative del Paese dovranno sostituire tutti i computer e i sistemi operativi stranieri con tecnologia cinese. Niente più Windows, Apple, né HP quindi in Cina già a partire dal prossimo anno. Il cambio sarà graduale, ma imponente. Si calcola che nel giro di 3 anni dovranno essere sostituiti tra i 20 e i 30 milioni di pezzi di hardware. Un duro colpo per i giganti informatici statunitensi che producono ricavi in Cina per circa 150 miliardi di dollari all'anno, anche se in gran parte derivano dal settore privato. L’obbligo di dotarsi di tecnologie esclusivamente cinesi sarebbe conseguenza della legge sulla sicurezza informatica, introdotta in Cina nel 2017 con lo scopo di difendersi da attacchi degli hacker stranieri ed è una risposta alla politica del Presidente americano Donald Trump, che all'inizio di quest'anno ha vietato alle aziende americane di usare i dispositivi prodotti dalla cinese Huawei, che costituirebbero una minaccia alla sicurezza nazionale. Non solo. Trump ha anche esercitato forti pressioni sull'Europa per dissuaderla dallo sviluppare la tecnologia 5G in collaborazione con Huawei. La maggior parte degli uffici pubblici cinesi oggi usa già computer Made in China a marchio Lenovo. L’azienda infatti nel 2005 ha acquistato la divisione PC di Ibm. Ma la cosa non è così semplice poiché Lenovo monta componenti prodotte dall'americana Intel e dalla sudcoreana Samsung. Ancora più complicata sarà la sostituzione dei software, dato che la maggior parte degli sviluppatori produce programmi compatibili con i sistemi operativi più diffusi al mondo, appunto gli americani Office di Windows e macOS di Apple. Anche l'edizione Governo Cinese di Windows, prodotta da Microsoft, dovrà essere sostituita. Quella che si potrebbe creare sarà una vera e propria incomunicabilità informatica tra Cina e Stati Uniti.

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