Il vertice BRICS di Pechino è stato un'ottima occasione per mostrare quanto la Russia, anche se ferita dalle sanzioni per l'invasione in Ucraina, abbia ancora partner solidi. In via Brasile e Sudafrica, ma più di tutti la Cina. Lo ricorda bene Putin che quando all'ONU si è votato per condannare l'invasione russa dell'Ucraina, Cina, India e Sudafrica si sono astenuti e ora , aprendo i lavori, il presidente Xi definisce la crisi Ucraina un campanello d'allarme che solleva i rischi di una espansione delle alleanze militari. Una ricerca della propria sicurezza a spese di altri paesi. Un messaggio chiaro per la NATO. Il confronto tra blocchi non porta la pace. E sempre per l'Occidente, l'avvertimento reiterato. Le sanzioni definite arbitrarie portano disastri al mondo intero; dietro ai sorrisi e alle strette di mano però, l'invasione russa dell'Ucraina complica i rapporti tra queste economie che insieme rappresentano il 40% della popolazione del mondo e il 23% del suo PIL globale, già minati dalla mancanza di fiducia dai diversi leader e dalle profonde differenze nei sistemi politici ed economici dei suoi membri e i loro divergenti interessi geopolitici. Così Putin ci tiene a rassicurare i partecipanti. La Russia, dice, è attivamente impegnata nel ri-orientamento dei flussi economici verso partner affidabili, prima di tutto proprio i paesi BRICS. Mentre Putin cerca di uscire dall'isolamento internazionale, Xi cerca una valida alternativa da contrapporre al G7 e vorrebbe allargare il campo ad altri paesi del Sud del mondo.























